Ci occupiamo della difesa di uno dei ragazzi coinvolti in un pestaggio le cui immagini sono state diffuse nel web con un video che ha ricevuto fin troppo rilievo sulle cronache dei quotidiani, spesso per motivi politici legati alla figura del padre piuttosto che al fatto in sè.
In realtà la vicenda è molto più complessa e non ha nulla a che vedere con l’odio razziale o pestaggi “casuali”: quando prevale il processo mediatico su quello in aula, le conseguenze sono sempre negative.

Assolta la nostra Cliente che alla guida dell’auto aveva impattato contro un pedone molto distratto e poi non si era scesa per acclararsi delle sue condizioni: rischiava la reclusione e la sospensione della patente per anni, essendole stati contestati due reati in concorso tra loro, la fuga e l’omissione di soccorso. All’esito del dibattimento abbiamo ottenuto la pronunzia assolutoria.

E’ processo per violenza sessuale. Un collega molesta l’operatrice sanitaria in ascensore con atti che sono del tutto inequivoci. La donna sporge querela e ci chiede di costituirci parte civile, tutelandola, con una richiesta risarcitoria. Il processo è aperto.

Termina con una pesante condanna penale dell’automobilista e il versamento di una considerevole somma risarcitoria il processo che vedeva contrapposte le posizioni difensive del pedone investito – costituito parte civile e difeso dal nostro studio – e quelle dell’automobilista, al quale viene altresì contestata la guida in stato di ebbrezza.

Si conclude bene il procedimento penale aperto per concorso in omicidio colposo a carico di alcuni cardiolgi in seguito al decesso del paziente avvenuto pochi giorni dopo la sua dimissione ospedaliera: nonostante l’opposizione degli eredi il Giudice accoglie la nostra tesi difensiva e archivia la posizione dei medici non sussistendo un nesso di causa tra la loro opera e il decesso.

La polizia interviene e placa gli animi estraendo le armi. Fuggi, fuggi. Identifica qualcuno, ma anche un innocente.
Il nostro Cliente non accetta la condanna subita dal Giudice per le indagini preliminari e sceglie il processo: i fatti gli danno ragione perchè alla fine riusciamo a provare la sua sostanziale estraneità e ne esce con una sentenza assolutoria.

Ci siamo occupati recentemente di un caso importante. Un paziente ottantenne si ricovera presso una struttura ospedaliera per sottoporsi ad un intervento di routine; l’operazione viene seguita correttamente ma il paziente, lasciato solo in camera nel post-operatorio, cade dal letto, privo delle prescritte spondine. In seguito al trauma cerebrale causato dalla caduta non si riprenderà più, dopo circa un anno di stato comatoso muore.
La vedova non si rassegna alla perdita del marito a causa della negligenza del personale preposto e ci incarica di intentare una vertenza, giudiziale, che porterà al versamento di un importante risarcimento da parte dell’Ente. Ovviamente la perdita del coniuge non può trovare una compensazione adeguata in denaro, ma almeno i fatti e le responsabilità vengono chiarite.

Nell’agosto 2024 avevamo ricevuto incarico da un noto cardiologo di assisterlo nella fase delle indagini preliminari aperte a suo carico per l’ipotesi di concorso in omicidio colposo perchè un paziente – dopo la sottoposizione ad intervento chirurgico – era deceduto una volta dimesso. L’espletamento della perizia richiesta dalla Procura, in contraddittorio con i consulenti nominati da questa difesa, ha portato a concludere che non vi sia nesso causale – in termini penalistici – tra i due eventi. Piena soddisfazione pertanto per la difesa.

Aveva denunciato la malcapitata conducente di un furgoncino in servizio pubblico lungo una strada di montagna, perchè incrociandolo era caduta in bicicletta, addossando a detta conducente la colpa del sinistro.
Abbiamo assunto la difesa, sia tecnica che legale, dell’autista e in seguito all’istruttoria il caso è stato archiviato, ritenendosi insostenibile la tesi accusatoria e giungendo così a restituire giustizia al caso.
Intervento al cuore, perfettamente riuscito; il paziente, dimesso, decede poco dopo.
Svolta l’autopsia si accerta che la causa del decesso non pare collega all’intervento. Una coincidenza o un errore terapeutico? Di ciò si discuterà nei prossimi appuntamenti processuali; intanto lo studio ha assunto l’incarico di difendere il primario, indagato per concorso in omicidio colposo.
